#WorldCancerDay – La storia delle protesi e dei sorrisi

Stephan Elsner e Adriana Paduos

«Come sto bene» non è la frase che ci si aspetta di sentir pronunciare da una donna che ha appena subito un’operazione per un tumore al seno. Forse per questo a Simona Milani, coordinatrice infermieristica del reparto di week surgery dell’ospedale di Biella, è rimasta impressa nella memoria. «Era la prima paziente a cui abbiamo consegnato una delle protesi temporanee donate da bonprix e Fondo Edo Tempia» racconta. «L’ha provata, si è guardata allo specchio, poi ha indossato la maglia e si è guardata ancora. E ha sorriso, pronta per tornare a casa».

Le “priform” sono piccoli cuscini imbottiti, adatti per essere indossati da chi ha appena subito una mastectomia, il più invasivo e – per fortuna – sempre meno frequente intervento chirurgico a cui sono sottoposte le donne colpite dal carcinoma alla mammella. A ottobre, il mese della prevenzione del cancro al seno, il Fondo Edo Tempia ha ottenuto il sostegno di bonprix, la multinazionale della vendita per corrispondenza di abbigliamento e accessori, per acquistarne cento, da lasciare a disposizione ai reparti di chirurgia dell’Asl Biella.

La prima è stata consegnata a una paziente il giorno dopo l’incontro tra Viola Erdini, presidente della Fondazione Tempia, Stephan Elsner, amministratore delegato di bonprix Italia, e i vertici dell’azienda sanitaria. «Me la ricordo bene, perché è proprio quella donna che, sorridendo alla sua immagine allo specchio, ha detto che stava bene» racconta Simona Milani. Da quel giorno sono passate altre pazienti dalle stanze della week surgery e da quelle di chirurgia generale: «Tutte hanno accettato con entusiasmo il dono, nessuna esclusa» dice Francesco Ferranti, il coordinatore infermieristico del secondo reparto. «E anche noi siamo molto soddisfatti, perché vediamo le pazienti tornare a casa più serene. Non devono più usare imbottiture posticce per indossare i loro abiti. E quando spieghiamo loro di portare un reggiseno morbido per il giorno della dimissione sono più contente. Qualcuna ci chiede delle protesi già al momento del ricovero perché aveva saputo del regalo dai social network. Dopo la diagnosi di una malattia pesante come un tumore al seno, anche un sorriso in più è importante». Lo conferma Simona Milani: «L’alterazione della fisionomia non è un dettaglio irrilevante per le donne. Con questo piccolo accorgimento nessuno nota la differenza rispetto a prima. E le pazienti possono affrontare tranquillamente gli sguardi degli altri».

Le protesi sono di varie dimensioni e realizzate con materiale morbido e lavabile. «Si possono applicare sopra la medicazione» precisa Adriana Paduos, chirurgo senologo oltre che direttore sanitario del Fondo Edo Tempia. «E sono adatte anche alle donne a cui è stato applicato un espansore che, nella prima fase dopo l’intervento, non può ancora essere riempito». L’ospedale di Biella ha in cura circa duecento donne ogni anno per i tumori al seno. Di queste circa un quarto subisce una mastectomia, un’operazione che per fortuna è sempre più rara grazie anche alla diagnosi precoce.

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