Le mani delle volontarie e la loro piccola grande arte a fin di bene

C’è chi lavorava a maglia già da ragazzina e c’è chi ha imparato solo dopo la pensione. Tutte hanno un obiettivo comune: trasformare un passatempo e il piacere di stare insieme almeno una volta ogni settimana in qualcosa di buono. Quanto buono, lo decideranno i visitatori di “Mani amore e fantasia”, con le piccole grandi opere d’arte e di artigianato delle volontarie del Fondo Edo Tempia. Resterà aperto ogni giorno fino al 10 dicembre nell’area eventi intitolata a Giuliana Pizzaguerra in via Ranzoni, a Cossato. Le offerte raccolte finanzieranno il Progetto Bambini, l’insieme di attività del Fondo Edo Tempia di sostegno ai più piccoli quando un componente della famiglia o essi stessi vengono colpiti da un tumore.

Le volontarie di Mani amore e fantasia

Le volontarie di Mani amore e fantasia

Tra i tavoli della sala si trova tutto quello che la sapienza e la creatività di mani femminili può pensare. Dietro il reparto dei lavori a maglia ci sono due sorelle, in rappresentanza della quindicina di persone che si destreggiano con ferri e gomitoli. Lucia ha 84 anni e Franca, che ne ha nove di meno, la indica dicendo che l’artista di famiglia è lei: «Copia anche i modelli da internet». Ci sono sciarpe, scaldacollo, berrettini per neonati, ma anche collane di foggia particolare. Quelle fatte con una vecchia cravatta da uomo di seta sono un’idea di Lucia: «La si disfa, la si lava, la si intreccia con palline e perline ed ecco fatto». Qualche mese fa hanno girato il mondo: una donna appena rimasta vedova ha preso le vecchie cravatte del marito e le ha consegnate alle artigiane cossatesi. «E quando sono diventate collane» racconta Franca «le ha spedite ai parenti lontani, negli Stati Uniti e in Svizzera, insieme alla fotografia, al posto dei classici biglietti. E nel frattempo ha fatto anche del bene, con un’offerta al Fondo Edo Tempia».

Certi lavori sono tanto belli quanto complicati. Difficile immaginare quanto tempo sia servito per portarli a termine. «Ci troviamo una volta la settimana a Biella al Fondo» ricorda Rosella, che fa la coordinatrice. «Poi tutte lavorano a casa. Tutte tranne me» sorride, «che non sono brava come loro». Rita, che ha la passione del puncetto, per esempio riesce a lavorare «solo seduta con una finestra alle spalle o con una lampada ben puntata sopra le mani». Claudia, un’altra delle esperte della lavorazione tipica della Valsesia, scherza con lei: «Fai cose così belle che non so come fai a liberartene». E Rita: «E come farei a tenerle tutte in casa? Sono troppe». Lei è anche l’autrice del pizzo che adorna la tovaglia dell’altare del Duomo di Biella: «Ha tenuto il conto delle ore e dei giorni» sottolinea Claudia. Nove mesi, 1.100 ore, per la precisione. E dire che ha iniziato solo quindici anni fa: «Mi ha iscritto lei a un corso senza dirmelo» racconta, indicando Claudia. «Io lo facevo già da un po’, da quando sono andata in pensione» risponde l’amica. «Quel giorno l’ho portata con me ed è diventata bravissima. Io invece per questa mostra mi sono concentrata sul punto croce».

Laura invece lavorava a maglia e ricamava già da ragazzina. «Mi sedevo sullo sgabellino vicino al termosifone» racconta «con un libro aperto in grembo, e inventavo qualcosa: sciarpe, ricami, borse di rafia che la mia mamma foderava. Poi le vendevamo. E quei soldi erano gli spiccioli per il cinema e per gli svaghi». Il marito Giuseppe è la “presenza maschile” del gruppo: niente ferri e lana, ma trasporti di persone e materiale. Franca e Lucia lo indicano, per ringraziarlo: «Chissà come faremmo senza di lui».

Il gruppo delle volontarie di Cossato è stato il primo a nascere sotto l’ala dell’associazione creata da Elvo Tempia. «E tante di loro che ne fanno parte» spiega Maria Teresa Guido, vicepresidente del Fondo e promotrice del gruppo ora come allora «sono passate dall’esperienza della malattia». Come Carmen, che ha superato un tumore al seno e al Fondo Edo Tempia va anche per le lezioni di yoga e pilates. Ma a Mani amore e fantasia ha portato le sue piccole opere d’arte fatte con materiali riciclati: c’è il presepe nella cassetta della frutta, il paesaggio invernale da appendere fatto di stoffa di recupero, i vasi per piante e fiori ricavati da bottiglie di vetro, mentre quelle di plastica si trasformano in petali di rosa: «Le taglio e scaldo i pezzi con una candela. E poi metto tutto insieme con la colla a caldo, anche se a volte mi scotto. Forse è per questo» scherza «che mio marito mi ha impedito di usare il taglierino per il vetro».

All’inaugurazione hanno portato il loro saluto e il loro ringraziamento Simona Tempia e Viola Erdini, presidenti di Fondo e Fondazione. L’esposizione resterà aperta ogni giorno fino a lunedì 10 dicembre dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.