#WorldCancerDay – La storia delle artiste del cucito

Le volontarie di Mani amore e fantasia

Le volontarie di Mani amore e fantasia

C’è chi lavorava a maglia già da ragazzina e c’è chi ha imparato solo dopo la pensione. Tutte hanno un obiettivo comune: trasformare un passatempo e il piacere di stare insieme almeno una volta ogni settimana in qualcosa di buono. Le volontarie dei laboratori artigianali del Fondo Edo Tempia lo hanno fatto nelle settimane prima di Natale: con la mostra “Mani amore e fantasia” con le loro piccole grandi opere d’arte in esposizione a Cossato, hanno raccolto 7mila euro per finanziare il Progetto Bambini, l’insieme di attività di sostegno ai più piccoli quando un componente della famiglia o essi stessi vengono colpiti da un tumore

Nei gruppi ogni volontaria ha una passione e una storia. Lucia ha 84 anni e la sorella Franca, che ne ha nove di meno, la indica dicendo che l’artista di famiglia, con ferri e gomitoli, è lei: «Copia anche i modelli da internet». Fabbricano sciarpe, scaldacollo, berrettini per neonati, ma anche collane di foggia particolare. Quelle fatte con una vecchia cravatta da uomo di seta sono un’idea di Lucia: «La si disfa, la si lava, la si intreccia con palline e perline ed ecco fatto». Qualche mese fa hanno girato il mondo: una donna appena rimasta vedova ha preso le vecchie cravatte del marito e le ha consegnate alle artigiane cossatesi. «E quando sono diventate collane» racconta Franca «le ha spedite ai parenti lontani, negli Stati Uniti e in Svizzera, insieme alla fotografia, al posto dei classici biglietti. Così ha fatto anche del bene, con un’offerta al Fondo Edo Tempia».

Certi lavori sono tanto belli quanto complicati. Difficile immaginare quanto tempo sia servito per portarli a termine. «Ci troviamo una volta la settimana a Biella al Fondo» ricorda Rosella, che fa la coordinatrice. «Poi tutte lavorano a casa. Tutte tranne me» sorride, «che non sono brava come loro». Rita, che ha la passione del puncetto, per esempio riesce a lavorare «solo seduta con una finestra alle spalle o con una lampada ben puntata sopra le mani». Claudia, un’altra delle esperte della lavorazione tipica della Valsesia, scherza con lei: «Fai cose così belle che non so come fai a liberartene». E Rita: «E come farei a tenerle tutte in casa? Sono troppe». Lei è anche l’autrice del pizzo che adorna la tovaglia dell’altare del Duomo di Biella: «Ha tenuto il conto delle ore e dei giorni» sottolinea Claudia. Nove mesi, 1.100 ore, per la precisione. Laura invece lavorava a maglia e ricamava già da ragazzina. «Mi sedevo sullo sgabellino vicino al termosifone» racconta «con un libro aperto in grembo, e inventavo qualcosa: sciarpe, ricami, borse di rafia che la mia mamma foderava. Poi le vendevamo. E quei soldi erano gli spiccioli per il cinema e per gli svaghi».

Il gruppo delle volontarie di Cossato è stato il primo a nascere sotto l’ala dell’associazione creata da Elvo Tempia. «E tante di loro che ne fanno parte» spiega Maria Teresa Guido, vicepresidente del Fondo e ora come allora promotrice del gruppo «sono passate dall’esperienza della malattia». Come Carmen, che ha superato un tumore al seno e al Fondo Edo Tempia va anche per le lezioni di yoga e pilates. La sua specialità sono oggetti fatti con materiali riciclati: c’è il presepe nella cassetta della frutta, il paesaggio invernale da appendere fatto di stoffa di recupero, i vasi per piante e fiori ricavati da bottiglie di vetro, mentre quelle di plastica si trasformano in petali di rosa: «Le taglio e scaldo i pezzi con una candela. E poi metto tutto insieme con la colla a caldo».

I laboratori artigiani del Fondo Edo Tempia, coordinati dalla vicepresidente Anna Rivetti, sono quattro: ago e filo, maglia, stencil e ricamo. Non è raro trovare le volontarie e il loro sorriso nell’atrio dell’ospedale, dove espongono i loro manufatti e raccolgono offerte. Quelle di quest’anno sono destinate ai corsi di musicoterapia e yoga per i bambini ricoverati nel reparto di pediatria.

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