Una giornata per i dieci anni del Progetto Bambini

Da sinistra Maria Teresa Guido, Anna Oliverio Ferraris, Chiara Caucino, Francesco D'Aloia e Viola Erdini

Da sinistra Maria Teresa Guido, Anna Oliverio Ferraris, Chiara Caucino, Francesco D’Aloia e Viola Erdini

«È arrivata da noi una mamma. Ci ha raccontato del suo bimbo di quattro anni malato di tumore. Lei non poteva più lavorare, il marito non poteva smettere di farlo. E a casa c’era anche un’altra figlia di sei anni. Ci ha detto: “Ho bisogno di aiuto”. Ci siamo guardate, con Simona Tempia, e abbiamo capito che bisognava fare qualcosa»: Maria Teresa Guido, vicepresidente del Fondo Edo Tempia, ha svelato l’episodio che, nel 2010, ha acceso la scintilla del Progetto Bambini. Quella piccola luce è diventata un fuoco caldo e forte che, nei dieci anni della sua esistenza, è stato di supporto a decine di famiglie trovatesi ad avere a che fare con il cancro. E le emozioni si sono susseguite per tutto il sabato in cui, all’ospedale di Biella, si è parlato non solo dell’anniversario dell’iniziativa. La giornata ha offerto anche un’occasione di confronto e formazione agli operatori, grazie al convegno “Camminare insieme quando il percorso è accidentato”.
Qualche lacrima è scesa tra il pubblico quando al microfono è salito Stefano Nisticò, padre di Francesco, per tutti a Biella “il Francy”, che nel 2013 venne ricoverato d’urgenza a Firenze per un tumore al cervello da cui è guarito. Con un video e con le sue parole, ha lanciato un messaggio fortissimo: «Mi aveva investito una montagna e io non riuscivo a muovermi. Ma sapevo che l’unica via era chiedere aiuto per uscirne, perché mio figlio aveva bisogno di me. Adesso sono felice perché posso stare ancora con lui e perché ho scoperto una parte di me che non sapevo di avere. E ho imparato a vivere con serenità e con il sorriso». Poi, rivolto alla platea, ha domandato chi avesse ricevuto un messaggio positivo dalla sua storia. Una moltitudine di mani alzate gli ha regalato un altro sorriso.

Stefano Nisticò con le psicologhe Valentina Furno e Isabella Graziola

Stefano Nisticò con le psicologhe Valentina Furno e Isabella Graziola

La data del 15 febbraio non è stata scelta a caso: è infatti la giornata mondiale contro i tumori infantili. «Abbiamo avviato il progetto sulla spinta di un’emozione» ha ricordato Maria Teresa Guido «e ben presto ci siamo resi conto che il sostegno non deve essere concentrato sul solo paziente ma su tutto il suo nucleo familiare». Lo confermano i numeri che riassumono l’attività svolta in un decennio, elencati da Isabella Graziola, psicologa del Fondo Edo Tempia impegnata nel Progetto Bambini fin dal 2010: 6.767 incontri con i pazienti e i loro familiari, 1.243 incontri di coordinamento tra gli operatori e le realtà coinvolte, 1.617 ore dedicate dai volontari ai trasporti dei malati. «Quando uno dei primi piccoli pazienti ha avuto la necessità di andare all’ospedale Meyer di Firenze» ha ricordato Maria Teresa Guido «venne usata un’ambulanza ordinaria. Fu lo stimolo per acquistare e donare alla Croce Rossa la “Bambulanza”, attrezzata per il comfort dei più piccoli e dei loro genitori». Ma non tutti i trasferimenti sono alla volta di cliniche e studi di specialisti: «I volontari» ha sottolineato Isabella Graziola «accompagnano i bambini anche nelle attività quotidiane, dallo studio allo sport».
Dal 2010 sono stati 15 i casi affrontati in cui il malato era un bambino, 75 quelli in cui il tumore ha colpito un genitore o una figura di riferimento, 86 quelli in cui il bimbo ha iniziato il percorso dopo la morte del padre, della madre o di una persona vicina. L’impegno è cresciuto fino alle 77 famiglie seguite e ai 101 interventi che il Fondo Edo Tempia ha garantito nel 2019. «E nulla sarebbe stato possibile» ha ribadito la presidente della Fondazione Tempia Viola Erdini «senza la fiducia accordataci dal territorio». «Attorno al progetto» ha confermato Maria Teresa Guido «è cresciuta la solidarietà: voglio ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto. Il nostro spirito è di essere vicini alla sofferenza ma sentendola sempre attraversata dalla fiducia e dalla speranza».
I lavori, durati per tutta la giornata, hanno visto susseguirsi gli interventi di esperti, tra cui la psicologa e docente universitaria di origini biellesi Anna Oliverio Ferraris e Paola Gabanelli dell’Università di Pavia. A introdurre i lavori ha presenziato anche l’assessore regionale al welfare Chiara Caucino: «Mio padre era medico» ha raccontato «e ha iniziato da volontario a somministrare cure palliative. Un giorno tornò a casa più triste. Ci disse che aveva visitato un bambino e aveva pensato che avrebbe potuto accadere a qualcuno di noi».

La postazione delle volontarie

La postazione delle volontarie

All’esterno della sala Elvo Tempia, che ha ospitato il convegno, una mostra ha tracciato il percorso del Progetto Bambini. I dodici pannelli con informazioni e fotografie resteranno visibili nell’atrio dell’ospedale per una settimana. Le volontarie di stencil, maglia, ricamo e cucito hanno esposto anche i loro manufatti dedicati all’anniversario, a disposizione dei visitatori in cambio di un’offerta.