Famiglie fragili, il bilancio del progetto durante la pandemia

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Nel 2020 della pandemia, a più di ottanta famiglie biellesi è arrivata una mano tesa in più. È stata quella di un’iniziativa nata ormai da quattro anni per sostenere chi si trova in difficoltà, acuite dalla comparsa nella propria vita di una malattia pesante da affrontare come il cancro. È questo il senso del Progetto Protezione Famiglie Fragili, nato in seno alla Rete Oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta e seguito in provincia dall’Asl con il Fondo Edo Tempia come braccio operativo. Domenica 26 era in calendario la terza giornata regionale, occasione utile per portare alla luce situazioni delicate che, durante i mesi più duri del coronavirus, «sono aumentate in modo esponenziale» come sottolineano Elisabetta Scaruffi e Chiara Lorenzoni, la psicologa e l’assistente sociale che seguono da vicino il progetto.

«I colloqui di accoglienza si sono trasformati in contatti telefonici» proseguono «poiché non era più possibile né accedere al reparto di oncologia né fare incontri in presenza. I contatti sono stati comunque mantenuti con cadenza settimanale o bisettimanale per l’aggiornamento dei pazienti in carico e l’attivazione di nuovi casi». Le famiglie seguite nel 2020 sono state 81, il 64,2 per cento delle quali con più fragilità da fronteggiare. Due sono state le situazioni già conosciute nel 2019 e riprese in mano. Tra i nuclei, 65 erano composti da una persona sola, 42 presentavano disagio economico, 8 comprendevano anche minorenni, 4 avevano alle spalle esperienze traumatiche.

Il sostegno è variato dalla semplice richiesta di informazioni all’attivazione del trasporto gratuito da e verso i luoghi di cura per i pazienti soli o con le loro difficoltà abbinate a quelle di chi si occupa di loro. Il Fondo Edo Tempia è intervenuto direttamente per necessità come le bollette, l’affitto o l’acquisto di farmaci quando i servizi sociali avevano esaurito i fondi da spendere, stanziando un totale di 1.360 euro. A questa cifra si sono aggiunti i pacchi alimentari consegnati grazie all’iniziativa di “Specchio dei Tempi”, la fondazione benefica del quotidiano La Stampa. Il sostegno è arrivato anche a una paziente residente nel Vercellese ma in cura all’ospedale di Biella. Il coinvolgimento dei servizi sociali è stato prezioso per attivare buoni pasto, per ottenere il reddito di cittadinanza o aiutare i minori con la scuola, fornendo computer per la didattica a distanza. In un caso è stato trovato un alloggio al piano terra a una paziente che non poteva salire e scendere le scale.

Durante la chiusura degli ambulatori lo staff del progetto ha contattato anche le famiglie prese in carico nei mesi prima del Covid-19, nella convinzione che potessero esserci nuovi bisogni. E così è stato, in situazioni in cui il reddito, in tutto o in parte, era bloccato. Per i venticinque nuclei seguiti durante il primo lockdown le necessità sono arrivate fino alla ricerca di strutture adatte per accogliere i pazienti dimessi dal reparto. La maggior parte ha avuto bisogno di un sostegno economico o di una ricollocazione in una residenza assistita perché soli e anziani. I trasporti sono stati un grosso problema che talvolta nemmeno la protezione civile o il servizio sociale territoriale sono riusciti a garantire ma per la maggior parte delle situazioni seguite è stato possibile fornire un aiuto. Durante il secondo lockdown fortunatamente la situazione non è stata più così gravosa.

La collaborazione tra la psicologia ospedaliera dell’Asl di Biella e il Fondo Edo Tempia si è manifestata anche nel progetto “Uniti in rete”, finanziato dalla Compagnia di San Paolo e imperniato sul sostegno psicologico a distanza di pazienti e familiari e sulla creazione di una serie di video-lezioni di attività di benessere, dallo yoga allo stretching, dall’arteterapia al lavoro a maglia. Un secondo progetto chiamato “Ripartiamo insieme” e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella ha offerto supporto pratico ai nuclei più deboli, soprattutto anziani e minorenni, con l’aiuto dei volontari che si sono prestati a fare la spesa e piccole commissioni ma anche a fornire supporto per la scuola.

«L’emergenza Covid ha accentuato le difficoltà di tante famiglie anche sul territorio biellese, da un punto di vista sociale ed economico, in particolare per quei nuclei fragili che devono affrontare la dura prova di una malattia oncologica» sono le parole di Patrizia Tempia Valenta, responsabile della psicologia ospedaliera dell’Asl di Biella e componente della commissione Rete Oncologica. «Il Progetto protezione famiglie fragili in questi anni è stato una misura fondamentale per cogliere tante situazioni di difficoltà che altrimenti sarebbe stato impossibile intercettare. Grazie all’impegno e alla solidarietà di tutta la comunità è stato possibile fornire risposte tangibili, frutto di una vera integrazione tra ospedale e territorio».