Medico specialista in medicina e geriatria e membro della Consulta di bioetica, Massimo Sartori utilizza questi due punti di vista per la sua riflessione su testamento biologico e fine vita, i temi oggetto de “La volontà fragile. Dal caso Margo alle sfide morali dell’autodeterminazione”, il saggio che ha scritto con Carlo Pasetti, medico neurologo, a sua volta impegnato sui temi della bioetica. Il libro sarà al centro dell’incontro di settembre della rassegna “Librarsi”. Con l’autore dialogherà Francesco Leone, direttore di Oncologia all’Asl di Biella, già presidente dell’associazione Emanuele Lomonaco-Far Pensare che con il Fondo Edo Tempia organizza questo ciclo di incontri.
La sede è quella consueta: i giardini di via Malta 3, con ingresso anche da via Marconi, ai piedi della villa che è sede del Fondo. L’appuntamento è per le ore 18 di lunedì 21 settembre.
La riflessione di Massimo Sartori parte da un caso di studio negli Stati Uniti: fu uno studente a osservare una paziente affetta da morbo di Alzheimer notandola come «una delle persone più felici che abbia mai conosciuto». Partendo dal caso specifico, il filosofo Ronald Dworkin immaginò che la paziente prima di ammalarsi avesse compilato il cosiddetto testamento biologico, chiedendo che, in caso fosse diventata demente, non le fossero somministrate terapie salvavita per eventuali malattie sopraggiunte. Come conciliare la sua decisione con la successiva condizione di “persona felice”? Un tema sul quale in Italia la legge 210 del 2017, ancora poco nota, disciplina la materia del consenso informato e delle “disposizioni anticipate di trattamento”, ossia sul modo in cui ogni persona può esprimere la propria volontà, da rendere manifesta ai medici in caso di bisogno, sulle terapie salvavita. Per questo il libro si propone come adatto agli addetti ai lavori, ma soprattutto ai comuni cittadini «che non si accontentano di risposte semplici».