Sede EMA a Milano? Pietro Presti al Parlamento Europeo

C’è anche la Fondazione Tempia, rappresentata dal direttore generale Pietro Presti, tra coloro che spingono per portare a Milano la sede dell’EMA, l’Agenzia Europea per i Medicinali. Mercoledì 8 novembre Presti sarà al Parlamento Europeo di Bruxelles, tra i relatori di un incontro intitolato “Milano per l’Ema mette la sanità pubblica al primo posto”. Il convegno si svolge a pochi giorni dall’annuncio della decisione sulla nuova città che ospiterà la struttura a carattere sanitario dell’Unione Europea.

Il trasferimento dell’EMA si è reso necessario dopo il referendum che ha sancito la volontà dei cittadini britannici di lasciare l’Ue, un processo che avrà termine nella primavera del 2019. Entro quella data l’agenzia, che garantisce la valutazione scientifica, la supervisione e il controllo della sicurezza dei medicinali per uso umano e veterinario nell’Unione, dovrà essere operativa in una nuova città, dato che la sede attuale è a Londra. Milano è tra le candidate per una decisione che sarà annunciata il 20 novembre e che darà inzio al febbrile lavoro di trasloco di uffici e laboratori che danno lavoro a poco meno di 900 dipendenti, con un indotto di migliaia di professionisti ed esperti della salute. Tra i criteri che influiranno sulla scelta tra le 19 città ancora in lizza, ci sono le dimensioni della sede (a Milano sarebbe il grattacielo del Pirellone), i collegamenti con le altre città europee e la disponibilità di case e scuole internazionali per le famiglie di chi lavora nell’agenzia.

Sono tutti criteri che, secondo i relatori dell’incontro di Bruxelles, appartengono al capoluogo lombardo. Dopo l’introduzione delle europarlamentari Patrizia Toia ed Elisabetta Gardini, si alterneranno sul palco dei relatori l’ex responsabile dell’ufficio legale dell’Ema Vincenzo Salvatore, il rettore dell’università di Milano Bicocca Cristina Messa, il vice presidente di Assolombarda Alessandro Spada e Pietro Presti che insieme a Renza Barbon, presidentessa onoraria di Uniamo Fimr (la federazione italiana malattie rare), parlerà dell’impatto che il trasferimento dell’agenzia nel nuovo paese ospitante avrà per la qualità di cura dei pazienti.